L'inserimento dei tre gruppi
di nuovi indicatori di "normalità economica", di cui due di
nostra diretta e immediata pertinenza, l'elaborazione degli studi ed i maggiori
compensi che ne conseguono,
si abbatte duramente sugli ambulatori odontoiatrici ed origina rincari astronomici
dei compensi.
Come scritto in un precedente articolo:
L'intreccio di questi due
nuovi indici produce una maggiorazione del Ricavo puntuale di Riferimento in
quanto l'incoerenza agli indici di normalità economica produce, generalmente,
un super ricavo aggiunto.
Al termine dell'elaborazione Gerico mette a disposizione una visualizzazione
che mostra il maggior compenso attribuibile ad ognuno degli indici di normalità.
Nonostante gli allegati 1 e 2 alla legge, che riportano le note metodologiche
degli indicatori, risulta pressoché incomprensibile capirne i meccanismi
matematico/elaborativi. La mancanza di trasparenza sulla formazione e costruzione
dei coefficienti rende un cattivo servizio allo strumento Studio di settore
che avevamo tutti accolto, al suo nascere, con favore.
A seguito delle pressioni
delle associazioni di artigiani e commercianti e del risveglio, ancorché
tardivo, di alcuni Ordini (Consulenti del lavoro, Commercialisti, Ragionieri),
il viceministro Visco ha sottoscritto un comunicato nel quale sottolinea che
non vi è alcun obbligo di allinearsi ai nuovi indici e che in sede di
controllo potranno essere utilizzati nuovi studi revisionati più favorevoli
ai contribuenti.
I due punti sottoscritti dal viceministro meritano una disamina attenta alle
possibili implicazioni.
E' emerso chiaramente dalla
lettura delle reazioni delle Associazioni, che stanno dibattono duramente col
Governo che, per quanto riguarda l'inserimento di questi tre nuovi gruppi di
"indici di normalità economica" l'operazione relativa a questi
nuovi strumenti è stata "calata dall'alto, senza un adeguato confronto".
Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i Decreti fondativi degli Studi
di settore sa che contengono regole precise e tassative che presiedono alla
formulazione e/o revisione di questo strumento.
La più importante è costituita dalla norma che obbliga che
la fase elaborativa sia discussa con le Associazioni e i Sindacati rappresentativi
di tutte le categorie professionali e imprenditoriali.
Risulta evidente dalla virulenza degli attacchi rivolti al Governo, da destra
come da sinistra che, questa volta, non si è tenuto fede e rispettata
questa norma legislativa e che la costruzione di questi nuovi indici è
stata effettuata senza i doverosi incontri con le Associazioni di categoria.
A questo punto degli accadimenti siamo e rimaniamo totalmente sconcertati per
l' insicurezza che ci accompagna, in questi giorni, mentre stiamo elaborando
le dichiarazioni dei redditi UNICO con Studi di settore.
Risulta evidente, dalle numerose
elaborazioni già effettuate che la maggioranza degli Odontoiatri è
incongrua/incoerente per cifre notevolmente alte.
Visco, come abbiamo visto, promette che per i controlli sugli Studi 2006 verranno
utilizzati degli Studi più leggeri ed ancora da elaborare. Non sappiamo
minimamente quando vedranno la luce questi nuovi strumenti né possiamo
ipotizzarne la portata economica.
Tenuto conto che mediamente conosciamo e disponiamo degli Studi, verso la fine
di Marzo/Aprile (quando va bene) dell'anno successivo a quello di riferimento
reddituale presumo dovremo aspettare parecchi mesi per averne contezza.
Nel frattempo avremo già spedito l'Unico 2006, con relativo studio di
settore, senza certezze.
Diventa estremamente difficile, per noi fiscalisti, consigliare i nostri clienti.
Spesso il cliente, che ha avuto un anno normale di attività, senza malattie
personali od altri impedimenti, si adegua forzatamente per non avere nel prossimo
futuro la chiamata ad un "contraddittorio" al quale non potrebbe opporre
nessuna prova di gravi impedimenti di natura personale (vedi malattie o simili).
In questa fase di forte decrescita economica del comparto dentale potrebbe solo
opporre la segnalazione di una flessione del lavoro che ha ridotto sensibilmente
i compensi ma non le spese ( i c.d. costi fissi più alcuni dei costi
variabili).
Ricordiamoci che Gerico agisce ed elabora in relazione alle spese e se queste
rimangono alte, altrettanto alte saranno le elaborazioni dei compensi.
Nella fase del contraddittorio ci confrontiamo con un funzionario dell'Agenzia
delle Entrate che può decidere di crederci (di solito sono molto disponibili
all'accettazione delle motivazioni) ed abbattere la richiesta del Fisco, può
decidere di archiviare totalmente la pretesa, senza alcuna richiesta di esborso,
oppure dar corso alle valutazioni originate da Gerico. A quel punto possiamo
solo decidere di accettare o di non accettare ed in quest'ultimo caso presentare
ricorso alla Commissione tributaria entro 60 giorni.
Scelta, per altro non sempre consigliabile e da valutare con molta attenzione
assieme al proprio professionista di fiducia.
Che fare oggi, nell'immediato?
Confesso che fino a quando non sarò in presenza di un Decreto, per quanta
stima riponga in Visco e nel Governo e nelle loro pubbliche promesse, non mi
sentirò tranquilla e nei confronti dei miei clienti avrò l'obbligo
morale di far loro presente la mancanza di certezze.
Passando alla pratica.
Non sono molto convinta che l'accettazione di maggiori ricavi se onestamente
e davvero non dovuti, in questa fase della situazione, possa essere la strada
meno pericolosa da percorrere, salvo nei casi di richieste esigue.
Dare quanto non si è realmente incassato, in specie se sono in molti
a farlo, avvalla, in una certa misura, i coefficienti che l'Amministrazione
ci propone in Gerico e non rende un buon servizio per le elaborazioni dei futuri
Studi.
Una via di mezzo potrebbe esser costituita dall'accettare un valore compreso
nel "margine di confidenza" (°)
che è lo spazio compreso tra il "ricavo puntuale atteso"
(quello che l'Amministrazione chiede come dovuto) e il "ricavo minimo
ammissibile" (quello che l'Amministrazione ci consente in presenza
di particolari condizioni oggettive).
Anche in questo caso, ovviamente, saremo invitati ad un contraddittorio per
giustificarne le cause ma, almeno, sulla cifra accettata (ancorché non
realmente guadagnata) non pagheremo sanzioni e interessi e sulla restante potremo
ancora "patteggiare".
Soluzioni da analizzare con il cliente approfondendone le possibili implicazioni
caso per caso.
Rimango sempre più
convinta che le Associazioni del Dentale (tutte) debbano, di comune accordo,
concertare che al tavolo delle trattative sugli Studi di settore siedano, oltre
agli odontoiatri, anche professionisti fiscali, di loro scelta comune, che la
materia degli Studi 85130 la conoscono e la vivono ogni giorno.
Per gli Odontotecnici gli studi 2006 sono più alti ma certamente non
così in crescita come quelli per gli studi dentistici.
Salvo rare eccezioni, le elaborazioni Gerico li vedono nella maggior parte congrui.
Mi riferirò al loro studio di settore in un prossimo articolo dettagliato.
Discrasia sconcertante.
In chiusura e come premessa ad un futuro articolo che sarà prevalentemente
dedicato a tabelle con elaborazioni da Gerico che dimostreranno, con numerosi
esempi, una vistosa discrasia nelle valutazione di 85130.
Da almeno due anni ho effettuato numerose prove ed ho constatato che gli
stessi valori di spesa, con le identiche suddivisioni come tipologia
(dentale, monouso, protesico, ortodontico, paghe, servizi, collaborazioni, etc.
), se caricate in Gerico come professionista individuale (o associazione
tra professionisti) piuttosto che Società Srl danno dei risultati
assolutamente diversi e a tutto vantaggio dei Centri Dentali srl con vistosissime
differenze per la richiesta di ricavi.
Segnalo sempre questa anomalia nei miei corsi.
Risulta evidente che non si possa consigliare a tutti gli odontoiatri di costituirsi
in Società srl per ottenere maggiore oggettività nella ricostruzione
dei ricavi, anche se, per coloro che hanno spese importanti, ad oggi, pare la
scelta economicamente più saggia ed oculata.
Consideriamo che la Società, che gode dei vantaggi della"competenza
economica", deve dichiarare le rimanenze iniziali e finali e quindi è
agevolata dal fatto che il materiale non utilizzato non concorre a ricostruire
redditi presunti impropri.
Questo vantaggio è negato ai professionisti che, soggetti alla "competenza
di cassa" dichiarano come spesa per materiale utilizzato e spese sostenute
quelle che hanno pagato in corso d'anno.
Trasformarsi in Società rimarrebbe comunque una stortura del giusto diritto
di avere un identico trattamento per identiche realtà di spese.